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Danzaterapia: esprimersi con il corpo è come parlare PDF Stampa E-mail

Premessa

La scelta di fare questo lavoro sulla danzaterapia nasce dopo il Summer Gestalt Trainig, durante il quale ho avuto la possibilità di sperimentare, per la prima volta, questa tecnica.
È stata un esperienza molto bella, che ha mosso il mio interesse e la mia curiosità verso la danza, intesa come sentiero espressivo, come un varco che si apre verso il nostro sé. Durante il workshop ci siamo fatti guidare dal suono di un jambè e allo stesso tempo siamo stati anche noi a guidare chi suonava questo strumento. Ognuno ha prodotto ritmo in maniera diversa, personale e creativa.

Quel suono tribale unito alla danza, singola e in gruppo, che ne è venuta fuori ha liberato une parte di me che è “venuta fuori” attraverso il movimento del corpo. Il corpo come veicolo di comunicazione…

Cenni teorici e storici

Dall'antichità a oggi, la danza è andata man mano consolidandosi come una delle principali connotazioni peculiari della storia, della cultura, della religione e della individualità dell'uomo.
Si danzava e si danza per le nascite e le morti, per i raccolti, le guerre, e per i matrimoni. Per "dire" che si sta bene o che si sta male, con una lingua che non è quella delle parole, ma quella del corpo, del ritmo, dell'espressività.
Già Carl Gustav Jung, nel 1915, chiedeva ai suoi pazienti di danzare le proprie emozioni perché la sua teoria lo portava a credere che "le mani possono arrivare dove le parole non arrivano". Guardando i pazienti danzare le emozioni, Jung riusciva a entrare nei meandri segreti che le persone nascondono, spesso, anche a se stesse.

Osservandole, riusciva a dare un nome ai disturbi oscuri di molte persone, trovando la terapia da applicare. Jung ha sottolineato come l’uomo ha sempre ricorso a danze rituali nel tentativo di evocare, risvegliare e richiamare alla memoria quegli stati più profondi dell’anima, che la ragione e la forza di volontà non potrebbero altrimenti raggiungere. Nel rito, sono due sono i processi creativi messi in atto: quello sociale, realizzato attraverso il recupero delle radici del gruppo di appartenenza, e quello individuale, espresso nel modo soggettivo in cui la forma rituale viene eseguita.

La rappresentazione simbolica di sentimenti collettivi ed individuali, attraverso danze e ritmi, è espressione di un antico codice simbolico che favorisce, in chi ne fa esperienza, una maggiore autonomia, stabilità, creatività e consapevolezza, sia a livello fisico che psichico.
Strumento della danza è il corpo, il medium evocatore è la musica. In ogni tipo di danza, individuale, di coppia o di gruppo, le diverse qualità del movimento, i diversi ritmi e i modi di utilizzare lo spazio, incidono sullo stato di coscienza e sull’esperienza interiore. L’attenzione di chi danza è ricettiva ed è focalizzata sul qui ed ora: è un esperienza creativa in cui si guida il corpo e, contemporaneamente, ci si lascia guidare da esso. L’assenza di parole favorisce uno stato di coscienza dove il controllo razionale si affievolisce dando libero sfogo alla creatività.

La società odierna sembra aver dimenticato questa modalità espressiva dell’uomo: l’immagine del corpo prevale sempre sull’essere corpo. Il movimento espressivo è un proiettarsi all’esterno, è un uscire fuori da Sé per incontrare costruttivamente l’Altro.
L’espressività corporea è correlata con l’autostima e l’affermazione, poiché stimola l’espressione di qualità e caratteristiche proprie in ciascuno di noi ( forza/dolcezza, coraggio/passionalità, ecc.). La musica, parte integrante della danza, suggerisce a coloro che ascoltano di lasciarsi andare e attivare un interscambio continuo tra linguaggio emozionale e corpo.

La danzaterapia

Nella danzaterapia, utilizzando il corpo e la musica, si inizia un percorso che mira all'armonia e all'integrazione di sé, attraverso l’integrazione del proprio “interno” col proprio “esterno”.
La danzaterapia è un'arte del movimento, una forma di training giocoso che insegna ad esprimere le proprie emozioni attraverso il movimento e la musica e a riprendere contatto con se stessi e con gli altri.
Recenti studi scientifici hanno, infatti, dimostrato che la persona che è in grado di esprimere liberamente le proprie emozioni diventa più forte e combattiva contro i disturbi da stress, mal di testa, mal di stomaco e insonnia che, per il 90%, sembrano avere origine psicosomatica.

Fare danzaterapia significa imparare a conoscere i modi attraverso i quali ciò che abita l'interno dell'anima può, piano piano, venir fuori. E viceversa, significa imparare, anche, che ciò che il nostro corpo sente e agisce ha una sua interfaccia, un suo sfondo. Ritmo, tempo, spazio, presenza, corpo, sono le categorie che scandiscono il fluire della nostra vita di tutti i giorni. Più spesso, ciò che manca è una chiave per riuscire a integrarle e a renderle visibili e comprensibili a se stessi, rendendole armoniche.

La danzaterapia è, quindi, un percorso che consente di recuperare o affinare quelle competenze corporee ed espressive che appartengono a ognuno di noi. Nella danzaterapia, infatti, non ci si muove in base ad uno schema esterno e formale di passi: l’attenzione è posta sul “come ci si sente” e a partire da questo ascolto interiore le persone imparano ad esprimersi in modo autentico.

Il meccanismo terapeutico avviene perché si ha la possibilità di esprimere le emozioni represse, canalizzandole attraverso la simbolizzazione corporea/ritmica e scaricandole energicamente.
La danzaterapia è un percorso di conoscenza e cambiamento, di integrazione e di crescita; è potersi permettere di essere creativi, spontanei ed espressivi. E' potersi permettere di "giocare" con sé e con gli altri; è scoprire che anche senza le parole, si può dire e comunicare, ci si può sentire ed essere sentiti. E tutto questo, per stare meglio, per stare bene.
Questa tecnica non ha controindicazione e si rivolge a tutti, sia agli adulti che ai bambini. Associata di frequente con altre forme di cura, la danzaterapia trova applicazione nel trattamento dei numerosi disturbi: dai disturbi d’ansia alle malattie psicosomatiche, dai disturbi del comportamento alimentare alle tossicodipendenze.

La Gestalt Psicosociale, le tecniche espressive, la danzaterapia.
«Le tecniche della Gestalt Psicosociale sono anche tecniche espressive. Esse, infatti, favoriscono la possibilità di attivare le potenzialità espressive della persona e del gruppo stesso, alla ricerca di una congruenza tra i contenuti verbali e ciò che il corpo esprime nella sua gestualità e nei suoi movimenti con l’altro e nell’ambiente. Le tecniche quando favoriscono l’espressività danno il via a un’azione significativa». (M.Menditto, 2006)
 
Nei gruppi, nella Gestalt Psicosociale, si agevola l’espressione corporea mediante l’applicazione di queste tecniche che consentono ai partecipanti del gruppo di esprimere parti di sé attraverso il movimento espressivo. Il corpo in movimento, in situazioni di gruppo e non solo, diventa il canale attraverso il quale entriamo in contatto sia con l’altro/ambiente, sia con noi stessi.
Secondo la prospettiva della Gestalt, il movimento sopravviene non come processo meccanico isolato, ma con la funzione di portare l’organismo verso il contatto finale. È grazie all’azione, che muoviamo quello che è dentro di noi - la nostra energia, l’allegria, la vitalità, i nostro bisogni, i sentimenti - attraverso il confine organismo/ambiente.

E’ per mezzo della nostra capacità di agire pienamente e significativamente nel mondo che ci sentiamo persone energiche, in grado di essere affermative, di esprimere la nostra vera natura e di determinare l’integrità dei nostri confini. Se ci sentiamo incapaci di agire oppure inibiamo azioni essenziali, allora ci strutturiamo quali persone carenti o piene di bisogni che non siamo in grado di soddisfare e di tensioni che non possiamo scaricare.

Un’adeguata capacità di agire nell’ambiente, attraverso il comportamento motorio e l’espressione emozionale, è essenziale se abbiamo intenzione di avere un impatto su di esso. Similmente alla danzaterapia, il processo di traduzione del sentimento interiore in movimento autoespresso, consiste nel portare nell’ambiente una parte di se stessi, attraverso il confine organismo/ambiente. L’espressione del sentimento, dell’emozione (il termine emozione deriva dal latino e sta per “muoversi verso l’esterno”) non solo scarica la tensione, ma è funzione di contatto. Ci mette in comunicazione e in relazione con gli altri e, in generale, con il nostro ambiente. Attraverso il movimento espressivo, noi entriamo in contatto con l’ambiente esterno, e contemporaneamente, con parti del nostro sé.

Sapersi disporre nello spazio, rendersi interessanti in modo naturale ed implicito, saper usare con raffinatezza l’abilità che i nostri sensi ci offrono per orientarci nel rapporto con gli altri, percepire le emozioni e le sensazioni che il corpo ci trasmette per codificarle in un linguaggio seduttivo ed armonico dei nostri movimenti, ci consente di utilizzare due potenti livelli dell’esperienza – il sensorio e il corporeo – deputati da sempre all’orientamento nel mondo, al movimento della seduzione dell’altro, alla ricerca della trasformazione e del cambiamento.

I senso ed il corpo ci aiutano ad interagire in moltissime situazioni con presenza, potere personale e maestria, amplificando le nostre risorse interiori e di relazione. Il corpo in movimento è un potente elemento di seduzione (la seduzione intesa come la capacità di condurre a sé) e di attrazione, lo sguardo dell’altro viene spontaneamente catturato da un movimento “in cui si è presenti in quello che si fa”. Il corpo in movimento ci rende interessanti/interessati nella relazione e facilita il passaggio dall’Io–Tu al Noi. Il Ciclo di Relazione ci insegna la costruzione dell’intersoggettività della relazione.
«Il Ciclo di Relazione valorizza pariteticamente me e l'altro, e cioè la relazione nel suo insieme. Allo stesso modo valorizza il contatto e il ritiro, osserva sia le reciproche modalità di relazione, sia il momento in cui, una volta terminata l’esperienza, l’individuo ne elabora il significato per la propria identità. Il lavoro prevede fasi di connessione con l'altro e fasi di individuazione e di differenziazione». (M. Menditto, 2006)

Rimettersi in contatto con i nostri sensi, recuperare la capacità di muoversi nello spazio, sentire il nostro corpo che entra in contatto con l’ambiente e con l’altro interessandosi a ciò che “accade” nel qui ed ora, amplificando le sensazioni e le percezioni, indica la nostra acquisita abilità di monitorare con il livello sensorio e corporeo, la relazione (M. Menditto, 2006)

Completata la rappresentazione spontanea di danzaterapia, si entra nella «fase in cui si utilizza il tempo che rimane per conversare sul significato dell’esperienza appena conclusa, per consentire alla persona di innescare un processo di assimilazione. Riflettere su ciò che si è fatto, esprimere come si è vissuta l’esperienza, utilizzare il feedback ecc, contribuisce a un lento processo di assimilazione e integrazione nella propria identità delle parti piano, piano venute alla luce». (M. Menditto, 2006)

Benessere e cura

Concludendo, possiamo dedurre che vi è un forte filo conduttore tra l’argomento trattato in questa tesina ed il tema di ricerca di quest’anno: il ballo, infatti, promuove e rinforza tutti i livelli del benessere.

Ogni volta che viviamo un’esperienza positiva (in forma di immagini, pensieri e azioni), il nostro cervello produce endorfine e enkefaline (oppiacei endogeni simili alla morfina) che hanno su di noi molti effetti benefici, tra i quali, l’innalzamento del tono dell’umore ed il rinforzo della risposta immunitaria. All’opposto, la ricerca scientifica ci conferma che i sentimenti negativi protratti nel tempo come ansia, rabbia, depressione, aumentano la vulnerabilità alle malattie, ne peggiorano i sintomi e ostacolano il processo di guarigione.

Quindi, il ballo come momento ludico e di incontro con l’altro, ma anche collegato alle arti che curano. Il ballo è energia vitale, ri-creatrice, ci mette in relazione con le nostre emozioni in modo corporeo, concreto. Dà corpo alle emozioni. In questo senso è terapeutico. Aiuta le persone a conoscersi, a modificarsi in modo fluido, ad ascoltarsi senza giudicarsi, entrando in contatto con parti profonde di se stessi.

 

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