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Droga. Mode e tendenze dell'universo giovanile PDF Stampa E-mail

Leggere da un giornale“ecstasy killer alla festa in spiaggia, sedicenne uccisa da una pasticca”, rende facilmente l’idea di quanto una semplice festa, che dovrebbe essere il simbolo per eccellenza del divertimento, possa nell’arco di pochissimo tempo trasformarsi in una vera e propria tragedia. “Ma per morire di coca o di ecstasy non c’è bisogno di andare ad un rave”, soprattutto considerando il fatto che bastano appena“5 euro per uno sballo”, un prezzo alla portata di tutti; sembra quasi che “nelle strade d’Europa il solo bene a buon mercato è la droga” e ciò fa in modo che “un boom di baby spacciatori”  non esiti a darsi da fare per guadagnare il più possibile da una forma di mercato che, anche se illegale, assicura una rendita economica del tutto fittizia. Sono proprio questi i motivi che hanno fatto entrare“Rave Party e droghe furbe mnel mirino del governo”.
    
 Lungi dall’esser considerati semplici fatti di cronaca, questi titoli celano la descrizione di un dramma che giorno per giorno si ripropone sotto gli occhi dell’intera società. La droga costituisce forse uno dei problemi più gravi e drammatici della realtà contemporanea; ad essa, nella figura del killer, viene subdolamente attribuita una funzione tale che fa passare l’individuo come una vittima piuttosto che l’artefice della sua assunzione. A differenza di qualsiasi altro killer, in realtà, la droga non uccide senza il consenso della vittima.

In una società, in cui predominano tendenze e comportamenti consumistico-edonistici di massa, è inevitabile che anche l’uso di queste sostanze divenga un'abitudine collettiva, soprattutto per un effetto di emulazione e di omologazione culturale, vale a dire a causa di ciò che comunemente viene definito "moda”. In questo discorso occupano una posizione centrale e preminente l'ideologia e la mercificazione del tempo libero che, falsamente presentato come una frazione della propria vita quotidiana libera da impegni di lavoro e di studio, viene trasformato in un’arena in cui la vita si dimena nella fruizione passiva e meramente consumistica dei prodotti offerti dalla stessa industria del "tempo libero”. Sono circa 85.000, infatti, i ragazzi fra i 15 e 25 anni che nel fine settimana vivono il tempo del loro divertimento o la loro "ricreazione" dalla vita quotidiana cercando di ottenere il meglio dal mix sesso, alcol e droga; tendenze che si sono estese e diffuse, ormai, su scala planetaria.

In genere la serata comincia in un bar o in un tradizionale luogo di ritrovo per il gruppo dove si fa tardi bevendo qualche birra, ma è solo verso mezzanotte che si parte su tangenziali e autostrade verso qualche rave o discoteca di tendenza. A volte si fa una tappa in autogrill per comprare alcolici e birre che, nascoste sotto maglioni o giacchetti, si portano nei locali (se si riesce), oppure si lasciano in macchina in modo da uscire ogni tanto e bere un po' così da risparmiare sulle consumazioni che al bancone sono sempre piuttosto costose.
   
Solitamente, però, birre o alcolici vari vengono acquistati soprattutto per unirli a determinante droghe; gli alcolici quindi sono dei veri e propri ingredienti! Ciò che più spaventa, e che spesso viene dai consumatori stessi sminuito, è l’effetto derivante dall’utilizzo di questi cocktail. È ampiamente diffusa, infatti, la convinzione che se miscelate all’alcol, queste sostanze possono semplicemente prolungare il proprio effetto ma in realtà se unita all’alcol qualsiasi droga può addirittura raddoppiarlo e, non lasciando nel sangue alcuna traccia di sé, può rendere ancor più complicato un adeguato intervento medico. Il rischio che si corre, quindi, non è da sottovalutare in quanto nel peggiore dei casi può arrivare ad uccidere e ciò fa di queste miscele “fai da te” una partita alla roulette russa: se sei sfortunato muori!
   
Le motivazioni che spingono i consumatori a divenire tali possono essere di diversa natura ma tutte ruotano tutti intorno alla voglia di arginare quei limiti e quelle sensazioni di sofferenza che minacciano l’equilibrio interno dell’individuo. A volte, chi si droga lo fa per ritrovare lo stato nel quale è sempre vissuto prima di cominciare a farlo, ma in realtà non è possibile tornare a quello stato di beatitudine neanche durante l’assunzione della dose: la droga, quindi, non può certo agevolare l’individuo a rilassarsi ma, al contrario, lo farà sentire sempre più vuoto, insicuro e teso. Distruggendo fisicamente e mentalmente, perciò, la sensazione di dipendenza diventa sempre più grande, trasformandosi così un’infinita spirale verso il basso. Ironicamente, proprio come agli occhi di un uomo affamato una vecchia crosta di pane può apparire un banchetto, così l’illusorio piacere derivante dall’assunzione della sostanza inganna fortemente il tossicodipendente.
   
A differenza di quanto accadeva in passato, i cambiamenti nell’uso delle droghe hanno riguardato sia le sostanze utilizzate che i consumatori. L’epoca in cui i soggetti che si dedicavano alla droga erano i pochi appartenenti all’alta società o incurabili malati, ha lasciato il posto ad un’attualità che vede la droga non più come devianza di pochi, bensì come abitudine di molti, in particolare tra le fasce di età più giovani.
   
Si comincia sempre dalla sigaretta, poi magari tramite l'alcol si passa alla marijuana per arrivare, nel peggiore dei casi, all'uso di eroina e cocaina. Non accade mai il contrario. Non si inizia a fumare marijuana e poi tabacco ma si passa dal tabacco alla marijuana e tale processo sembra che stia posizionando i suoi esordi in un’età sempre più tenera. Si comincia a 13 anni assumendo cocaina e si diventa pusher (spacciatori) di pasticche, acidi e marijuana a 15.
   
A volte nel comunicare il quantitativo di droga da acquistare basta semplicemente dire al pusher: “Ho preso tre all’interrogazione di filosofia!” oppure “Quando ci vediamo, mi porti un amico?” ed il gioco è fatto! Al prossimo incontro il pusher si presenterà con tre pasticche - nel primo caso - o una pasticca nuova da provare - nel secondo -.
   
I ragazzi di 12-13 anni iniziano a far uso di eroina per divertimento o per spirito di emulazione, illudendosi di accrescere in qualche misura la loro desiderabilità agli occhi della platea sociale dei propri coetanei. La chiamano “brown-sugar”: eroina da sniffare o da inalare su carta stagnola; la scaldano con la fiamma di un accendino, nascosti in casa, in discoteca o nei bagni della scuola. Ad incentivarne l’uso è l’assenza dei buchi sulla pelle. Qui non occorre ago, non c’è pericolo di Aids e ciò maschera l’effetto nocivo dell’eroina che se fumata si presenta falsamente agli occhi del consumatore come meno pericolosa in quanto incapace di provocare overdose o dipendenza.
   
È nelle discoteche o nei rave party, arena principale del consumo di droghe, che tribù di giovani sotto l’effetto della “miracolosa” polvere energetica nervosamente si muovono sentendosi più abili nel padroneggiare l’ambiente. Un rapporto informativo del nucleo della regione Lombardia della Guardia Di Finanza evidenzia che i ragazzi consumatori di droghe, in genere prediligono alcuni tipi di musica - come la progressive, hard-core, tecno e commerciale - che proponendo un ritmo superiore a quello sostenibile da una persona in condizioni normali, favorirebbero il ricorso all’uso di alcune sostanze come elemento stimolante ed energetico. Ecco che le nuove tendenze nella moda - anche musicale - sono esse stesse il motore principale dell’abuso droga. È il caso di quelle che vengono definite “nuove droghe” o “droghe di contesto” proprio per la loro originalità e stretta connessione con particolari ambiti quali, appunto, le discoteche o i rave party, che soprattutto in questi ultimi tempi stanno divenendo il luogo principale di smercio dell’intera gamma di sostanze che vanno dall’ecstasy alle droghe chimiche.
   
L’ecstasy, in particolare, soprattutto nell’immaginario collettivo, sta divenendo il numero uno delle droghe; c’è chi la chiama chicca, bomba, biglia o fragolina e l’aumento del suo consumo sembra dipendere soprattutto dallo scarso peso che le viene spesso attribuito. Con i suoi colori brillanti e le forme riprodotte su ogni pasticca, evocando l’immagine di manine o facce sorridenti, l’ecstasy, rendendosi più attraente, inganna il soggetto che decide di prenderla ancor prima della sua assunzione. Il suo utilizzo può essere considerato a tutti gli effetti un doping psicologico per affrontare i propri coetanei e un aiuto fisico per essere più resistenti o in qualche modo, diventare ciò che la realtà sociale impone di essere. Questo comportamento quindi, rispecchia in pieno i valori della società che tende a premiare i vincitori e i più forti … Ma l’ecstasy non basta più: il mercato dello sballo si rinnova di continuo tramite il lancio di sostanze differenziate; alcune sono droghe definite etniche in quanto legate a tradizioni e costumi di Paesi lontani, altre invece, sono frutto della sapienza chimica.
   
Come in ogni mercato a forte concorrenza, legale o illegale che sia, la continua ricerca di prodotti nuovi risulta la regola piuttosto che l’eccezione e l’arrivo delle novità, di conseguenza, ha sempre il solito obiettivo: mantenere il trend e i profitti, soprattutto considerando che la vendita delle sostanze non conosce certo un aumento esagerato dei prezzi. Sembra quasi un controsenso: il mercato degli stupefacenti, che come tale offre al consumatore un prodotto di cui dovrebbe invece farne a meno, cerca di assicurarsi il proprio gruppo di consumatori non solo contenendo ma abbassando al minimo il costo delle sostanze. Per gli stupefacenti, quindi, non c’è caro prezzi. La cocaina, ad esempio, mentre negli anni ‘70 poteva essere considerata una droga elitaria per i suoi alti costi che andavano dai 47 a 187 euro, oggi può essere accessibile a tutti ad un prezzo di circa 20 euro a grammo, senza considerare che per drogarsi una volta ne basta meno; una dose, così, può costare quanto una serata al cinema. I bassi prezzi, quindi, fungono anche da incentivo per procurarsi un guadagno rivendendo la sostanza ad un prezzo nettamente superiore, soprattutto considerando che, diversamente dal passato, non è più necessario avventurarsi in strade e luoghi bui e poco trafficati. Basta scendere in strada, davanti alle scuole, nei luoghi di intrattenimento e ogni persona può incontrare un possibile spacciatore. Ma nel caso non si volesse uscire di casa anche il mondo di internet sembra offrire il suo contributo.
    Tutto questo fa pensare che per evitare di cadere nella “morsa del ragno” potrebbe essere sufficiente cercare il divertimento altrove, in luoghi sicuri, magari nella propria cameretta! Ma non è così. Ad ogni scappatoia dell’individuo c’è sempre una trappola pronta a catturare la sua curiosità. Adesso il nuovo sballo è su internet. Si chiamano I-Doser, onde sonore che fanno “viaggiare”. Lo scarso peso attribuito a questo nuovo sballo sembra derivare soprattutto dal fatto che lo stupefacente acustico non va ingerito, sniffato o fumato. Basta scaricare il software e indossare le cuffie. Le cyber droghe, infatti, sono “normali” file audio con voci e musica e lo spaccio virtuale funziona come quello convenzionale: all’inizio vengono regalate delle classiche dosi come esca accattivante poi, man mano che la richiesta del consumatore aumenta, vengono smerciate per 5 o 10 euro a file.
    Nelle scuole, invece, gli adolescenti nel fumo di uno spinello trovano spesso la soluzione al sovraccarico di aspettative da parte della realtà scolastica o dei loro genitori ed è in questi contesti che una cultura della punizione o del proibizionismo, non affiancata dall’informazione, non fa altro che aumentare la curiosità e la voglia di “provare per credere”. Fortunatamente, rispetto a quanto accadeva in un passato neanche troppo lontano, non vengono più trasmesse informazioni tramite una comunicazione sonnolenta e spesso didattica. Oggi le campagne informative, soprattutto nel mondo scolastico, vengono proposte tramite una comunicazione interattiva efficace che riesce a trasmettere ai giovani la consapevolezza circa l’influenza esercitata da falsi miti e dalle utopiche aspettative.
    Gli adulti, invece, dal canto loro preferiscono spesso conservare la propria integrità e capacità di educare, senza troppo preoccuparsi di adeguare i loro interventi all’evolversi del fenomeno a livello sociale ma, in realtà, non è considerando l’uso di sostanze una curiosità o una moda dell’universo giovanile che si può affrontare il problema o non sottovalutarlo; soprattutto per ciò che concerne l’uso di sostanze che non comparendo nell’elenco di quelle proibite, non vengono considerate tali. È il caso di quelle che vengono definite “droghe furbe” o “smart drugs”.
    In realtà, non esiste una droga tollerabile; forse è necessario più semplicemente non far finta di nulla, non avere timori ad andare controtendenza, infrangendosi senza timore contro le icone della trasgressione.  Non è quindi opportuno perdere tempo nell’azzuffarsi per decidere se sia più adeguata la punizione o la prevenzione. La punizione senza la prevenzione non può costituire nient’altro che un alibi per nascondere la propria incompetenza ed autoconvincersi di aver fatto il proprio dovere per combattere il problema.
    Non è un caso, quindi, che le istituzioni, soprattutto negli ultimi tempi, si stiano incessantemente adoperando in campagne informative che tengano conto non solo della necessità di informare, ma di farlo nella maniera dovuta. Ai fini della prevenzione, infatti, il loro impegno va ben oltre le semplici parole - il più delle volte spese male - che spesso vengono veicolate dai mass media i quali, informando il pubblico sui piccoli piaceri derivanti da un “buco” o da una “fumata”, in realtà non fanno altro che limitarsi a descrivere le varie sostanze e i loro effetti.     Tutto ciò porta poco lontano, ed è proprio per questo motivo che il compito delle istituzioni risiede soprattutto nell’andare oltre, mettendo in atto interventi che diano qualcosa di più, al fine di soddisfare l’esigenza fondamentale della società di “conoscere” per prevenire. Ogni intervento finalizzato alla prevenzione, quindi, per essere soddisfacente e riuscire nel suo intento, dovrebbe essere capace di coinvolgere il target di riferimento e, avvalendosi dell’interazione tra i vari contesti educativi, quali la famiglia o la scuola, stimolare in esso la consapevolezza di essere artefice del proprio benessere.


SITOBIBLIOGRAFIA
http//:www.lastampa.it
http://www.atuttascuola.it/andraous/index.htm
http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=573
Carr A., È facile controllare l’alcol se sai come farlo, EWI, Milano, 2003
Gatti F., Baby Eroina in L’Espresso del 11/01/2008.
Simone M., A nord del cuore. L'esperienza drammatica della droga come via di fuga da sé, L’autore Libri, Firenze.
Raviolo R., Cocaina, un pericolo sempre più diffuso, in “Viversani”
Targa M., Il nuovo sballo su internet, in “Acqua & Sapone”, Agosto 2008.

 

A cura di Dr.ssa Cristina Faliva, Dr. Francesco Bernacchia

(1)“La Repubblica”, Lun 21 luglio 2008.
(2) “Il Venerdi”, Mer 20 Agosto 2008.
(3)“Il Venerdi”, Mer 20 Agosto 2008.
(4) “Il Venerdì”, Mer 20 Agosto 2008.
(5) “La Repubblica”, Giov 2 Ottobre 2008.
(6) “Il Resto del Carlino”, Dom 24 Agosto 2008.
(7) Gattoni C., 5 euro per uno sballo. Corriere della sera 30 luglio 2008.

 

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